nostra signora Inés
Maggio 29, 2007

IL DELIRIO DELLA SOLIDARIETA’
Maggio 29, 2007
di Antonio Soccio
Ho visto tutte e nove le edizioni di Miss Alternative. Erano gli anni novanta quando è iniziato, le modelle al tempo erano delle vere star, un po’ come adesso nel duemila lo sono i dj. Ho conosciuto la maggior parte dei partecipanti e quasi tutti li chiamo con il loro nome da modella. Non ho idea di come si chiamino veramente Gioiosa Ionic o Vanity Polase eppure ci parlo sempre.
Ero pieno di ammirazione per Stefano Casagrande che presentava l’evento, l’organizzava e scriveva dei testi bellissimi e il tutto lo faceva da vera rockstar, l’unica rockstar veramente frocia che abbia mai visto esibirsi su un palcoscenico. Lo scopo è sempre stato quello della solidarietà, si raccolgono fondi per le associazioni bolognesi che si occupano di HIV/AIDS attraverso l’informazione, la prevenzione e l’assistenza. Ma l’altro scopo è anche quello di offrire due minuti su una passerella che valgono sei anni di psicoanalisi. In nessun altro posto, infatti, si può catturare l’attenzione di tanta gente nello stesso momento per mostrargli la natura della propria lotta contro se stesse. Da allora, ogni anno Bologna è stata scossa da questo evento.
Impossibile per chiunque capire completamente il delirio vero che c’è dietro, perché di delirio si tratta. Chi ha visto lo spettacolo è rimasto turbato dai gravi squilibri mentali delle modelle, e soddisfatto nello stesso tempo di vedere che ce n’è sempre una peggiore. Questo è già un buon motivo per volerne ancora. Le modelle non sono delle drag queen, l’imperativo per loro, oltre al divieto assoluto di portare sul palco gli animali, è quello di sfilare su un paio di tacchi e confondere le idee, turbare il più possibile gli animi, sfuggire da ogni definizione, spaventare, non rassicurare mai, tirare fuori il mostro che si ha dentro e, in questo modo, dimostrare che un corso di liberazione sessuale è fatto di quante meno lezioni possibili perché prima ci si libera e prima ci si gode la vita, come dice la profetessa del transgender Helena Velena. Esiste la solidarietà se esistono spettacoli come questo, nessun altro evento al mondo è così tollerante di tanta incapacità di vivere.

Questo spettacolo ha intrecciato delle connessioni miracolose, più volte al Cassero qualcuno ha gridato di chiamare i giornali e le televisioni perché chi non sapeva camminare stava facendo le scale con un paio di tacchi. Quello che conta è voler esserci davvero e se poi una di loro ti dice di essere la più grande artista a cavallo tra due secoli tu le dici brava e dal palco qualcuno la chiama amica, anche se sa di non averne mai avute di amiche in vita sua, ma la solidarietà, invece, la conosce benissimo.
Il momento della proclamazione della vincitrice conta soltanto per le modelle, nessuno tranne loro presta attenzione a questo lato della faccenda anche se poi quando le incontri devi far finta che il loro viaggio è stato condiviso e capito, e anche questa è solidarietà e non te ne puoi sottrarre. Dopo la prima edizione, dove c’era un po’ di tutto, si è cercato di selezionare i partecipanti offrendo loro una ispirazione comune, se quest’anno è favola, nelle scorse edizioni ci sono stati il mondo dell’arte, le sante, il circo e l’atelier, e questi dignitosissimi sforzi hanno avuto sempre un solo risultato, l’umiliazione.
Questo palcoscenico ha avuto anche degli ospiti celebri, Amanda Lear e Jean Paul Gaultier tra gli altri, che mai sono riusciti a rubare la scena a loro, le modelle, un branco incontrollabile di autoreferenzialità. Sono stati dieci anni intensi per Bologna ed estenuanti per molte ferramenta che hanno dovuto soddisfare le richieste più estreme per confezionare gli abiti improbabili della sfilata. Per la terza volta lo spettacolo è organizzato da Paolo Perrelli e Bruno Pompa che hanno accettato l’incubo di avere a che fare con le modelle per poi pentirsene ogni volta.
LYSANDRA CORIDON & BOIA BRAMBILLA
Maggio 29, 2007

…QUEL CORRIDOIO
Maggio 29, 2007
di Bruno Pompa
Correva l’anno 1994. Estate. In un fresco appartamento di via San Felice a Bologna si consumava uno dei soliti deliri collettivi tra amiche che sognano e scimmiottano i modi e la mode che girano intorno al mondo delle Top Model. Il lungo corridoio che collegava il soggiorno con il salone diventò per qualche ora il palcoscenico di una pantomima divertentissima che consisteva in una specie di gara ad interpretare la modella preferita utilizzando i ciaffi contenuti nei vari armadi o nella “stanza schifo”. Era la casa di Stefano Casagrande. Per tutto lo staff Cassero, e per molti altri, quella era “la casa”: il luogo delle cene, delle riunioni, delle festività, dei brainstorming, degli amori, delle ospitalità, dei litigi, delle trame e soprattutto degli affetti, quelli inossidabili. Ed è stato proprio in quel momento che il pavimento di quel corridoio fu trasformato in una passerella all’aperto, dapprima in un’esibizione sulla terrazza del Cassero di Porta Saragozza con “Le Unioni Civili non ci coglieranno di sorpresa – sfilata di abiti da cerimonia” e subito dopo all’interno del grande contenitore bolognese estivo MadeInBo con la prima edizione di The Italian Miss Alternative. Due spettacoli realizzati in pochissimo tempo e a distanza di pochi giorni. Un’energia e un entusiasmo che poche volte hanno trovato pari nell’organizzazione di eventi prodotti dal Cassero. Fu l’inizio di un’avventura che ha saputo evolversi e coinvolgere un pubblico sempre più numeroso e tantissimi ospiti che hanno intravisto in quell’evento la genuinità di un’impresa messa in piedi per una nobilissima causa: raccogliere fondi per associazioni locali che si occupano di lotta all’AIDS.
Un gruppo di omosessuali scatenati che, oltre alla kermesse estiva, ha saputo contaminare con sfilate tematiche diversi luoghi aggregativi bolognesi, mostrando con disinvoltura come è possibile fare politica con tacchi e parrucca, utilizzando l’irriverenza come arma contro bigotti e benpensanti, e il sarcasmo contro le assopite intelligenze di sinistra.
Con i nostri slogan, con i nostri costumi e con i nostri temi abbiamo sempre cercato di tener alto il morale ad una città che sempre più spesso sceglie la rimozione e la delega di fronte a scomode identità.
Rimboccarsi le maniche e portare avanti questa manifestazione di successo è stato un obiettivo per tutti noi dopo la scomparsa di Stefano. Cambiano i tempi, le modelle, le mode, i pubblici, ma The Italian Miss Alternative ogni anno a Bologna resta un appuntamento fisso con la solidarietà e il delirio. Uno dei fiori all’occhiello della comunità glbt. Quest’anno lo spettacolo verrà inserito all’interno dei festeggiamenti per i 25 anni del Cassero.