Comunicato Associazioni beneficiarie Miss Alternative 2008
Giugno 18, 2008
Nel suo Documento di lavoro, “Un approccio coordinato e integrato della lotta contro l’HIV/AIDS nell’Unione europea e nei paesi vicini 2006-2009”, la Commissione ha indicato le principali linee d’azione da seguire fino alla fine del 2009.
La Commissione è preoccupata per la diminuzione dell’attenzione dedicata alla prevenzione, che rimane un elemento fondamentale in tutte le altre attività che costituiscono l’approccio globale di lotta contro l’HIV/AIDS e per questo, tra gli altri, si pone l’obiettivo è rafforzare la partecipazione della società civile a tutti gli aspetti della lotta contro l’epidemia, compresi la definizione, l’attuazione, il monitoraggio e la valutazione degli interventi.
Senza la risoluta promozione di misure di prevenzione essenziali, come l’educazione, l’utilizzazione di preservativi e l’attuazione di misure volte a ridurre i rischi , non potrà essere raggiunto alcun altro obiettivo fissato (come l’eliminazione della trasmissione da madre a figlio o l’accesso universale alle cure).
Altri campi d’azione che richiedono un rafforzamento sono le questioni dei diritti umani, la sorveglianza e le azioni rivolte a gruppi vulnerabili specifici. In questo ambito, gli obiettivi posti sono:
facilitare l’attuazione di misure di prevenzione dell’HIV destinate a gruppi particolari e a tutta la popolazione;
garantire che tutti i cittadini abbiano accesso all’informazione, all’educazione e a servizi volti a ridurre la loro vulnerabilità all’HIV/AIDS;
migliorare l’accesso dei consumatori di droghe iniettive alla prevenzione, alle cure di disintossicazione e ai servizi di riduzione dei rischi;
rispondere alle specifiche necessità delle popolazioni migranti in modo da permettere loro un accesso non discriminatorio a informazione, prevenzione, trattamento, cure e sostegno;
sostenere il monitoraggio e la valutazione dei metodi di prevenzione.
L’epidemiologia dell’HIV nell’UE richiede l’intensificazione delle misure di prevenzione destinate al grande pubblico e a gruppi specifici come i giovani, le donne, i consumatori di droghe iniettive, gli omosessuali, i lavoratori del sesso, i carcerati e le popolazioni migranti.
Si stima che adeguate misure di prevenzione dell’HIV permetterebbero di evitare il 63% dei 45 milioni di nuove infezioni previste nel mondo tra il 2002 e il 2010.
Mentre il numero delle persone affette da HIV/AIDS cresce di anno in anno, i servizi di prevenzione non aumentano allo stesso ritmo.
In Italia sono 59.500 i casi di Aids notificati dall’inizio dell’epidemia, in media circa 4 mila l’anno. Nel 2007, le stime dell’Istituto Superiore di Sanità mostrano una sostanziale stabilità nel numero di nuovi casi di AIDS rispetto all’anno precedente, segno che si è arrestata la tendenza al declino dell’incidenza di malattia conclamata che aveva caratterizzato i primi anni di terapia antiretrovirale combinata. Ciò dipende dal mancato accesso precoce alla terapia (oltre il 60% dei nuovi casi non ha effettuato terapia prima della diagnosi di AIDS) e consegue a un ritardo nella esecuzione del test (oltre una persona su due scopre di essere sieropositiva al momento della diagnosi di AIDS o poco prima). La causa del ritardo risiede in una bassa percezione del rischio, soprattutto in persone che hanno acquisito l’infezione per via sessuale.
Per quanto riguarda le nuove diagnosi di infezione da HIV, come ha recentemente dichiarato Gianni Rezza dell’ISS, i dati provenienti da alcune regioni e province italiane mostrano una sostanziale stabilizzazione che permette di stimare circa 4000 nuove infezioni l’anno nel nostro Paese (circa 11 infezioni ogni giorno). La bassa percezione del rischio della popolazione sessualmente attiva rende conto della necessità di mettere a punto adeguati interventi di prevenzione”
L’ultima campagna ministeriale ha finalmente pronunciato la parola preservativo e ne diamo un giudizio positivo, ma arriviamo da decenni di campagne insulse e moralizzatrici che nulla hanno a che vedere con la prevenzione di un virus a trasmissione sessuale. Inoltre, sono state così sporadiche e minimali che nemmeno i più attenti osservatori sono stati capaci di vederle tutte.
Come Associazioni riconosciamo quanto affermato dalla Commissione Europea mentre sostiene che “la stigmatizzazione e la discriminazione costituiscono ancora un ostacolo, al pari dell’inefficienza e della scarsa qualità generale dei programmi di prevenzione esistenti e ne condividiamo gli obiettivi:
- lottare contro la stigmatizzazione e la discriminazione delle persone affette da HIV/AIDS;
favorire un accesso universale a trattamenti e cure efficaci, a costi sostenibili ed equi, compreso un trattamento antiretrovirale sicuro;
favorire l’integrazione sociale e professionale delle persone affette da HIV/AIDS.
Le persone affette da HIV/AIDS devono poter svolgere un ruolo attivo nella gestione della loro condizione di salute. I servizi che sono loro offerti devono rappresentare un sostegno, favorire la loro inclusione e rafforzarne l`autonomia.”
CASSERO SALUTE – IDA – MIT – LILA