C’E’ ANCORA QUALCOSA DI … ALTERNATIVE
Giugno 26, 2008
di Helena Velena
Ogni volta che conosco una persona nuova, mettiamo una ragazza, che di li’ a poco mi rende edotta dell’esistenza del suo “ragazzo/fidanzato/compagno”, mi diverto a guardarla seria seria e poi a dirle cose del tipo “ma come mai una scelta cosi’ elitaria e minoritaria? Ma non e’ un po’ pesante essere etero, di questi tempi?”. Idem per i maschietti, che al contrario delle ragazze difficilmente sorridono e rimangono invece seri seri.
Fatto e’ che, a parte la provocazione, sembra che si sia ormai diffusa la convinzione che la cultura frocia e’ parte integrante della cultura “alta”, e che essere gay ormai non significa piu’ nulla e non comporta piu’ nessun problema.
Peccato che non sia affatto vero.
In questa societa’ occidentale fintamente non a caste infatti, i drammi non ancora palesi aprono ferite trasversali che attraverano tutti i livelli dell’esistente esponendoli a letali spruzzate di pioggia acida.
Cosi’ come l’apertura di centri commerciali & MegaMercati al posto dei negozietti a conduzione familiare accentra il reddito nelle mani dei ricchi sempre piu’ ricchi a sfavore dei poveri sempre piu’ poveri, cosi’ succede nella realta’ a macchia di leopardo dell’esistenza frocia.
Certo, un notevole display di elegante checcaggine colta (leggasi gay chic) e’ un must assoluto nei salottini dell’ex jet set (ormai imbarbarito, ma sempre ben abile a distinguersi, farsi distinguere, non diluirsi nel resto della massa greve), l’assenza del quale risulterebbe di vero cattivo gusto.
Pero’ essere froci, checche, lesbiche femmes, genderfuck o transgedender, nelle Centocelle dell’Italia tutta, anche se si frequenta i centri sociali, comincia ad essere sempre piu’ un problema.
D’altro canto, se la tendenza “giovanile” imperante dei requisiti per l’appartenza al mondo dei “giusti” e’ di essere supermaschi binari super-rapati (non ARrapati, nota bene), integral Nike o alternativamente integral Adidas (anche se adesso si sta incominciando a diffondere un “inner circle” superintegralista di “rapate integrali, jeans blue e t-shirt bianca con microsponsor (ne con la Nike ne con la Adidas, per una “terza posizione”, e chi puo’ capire capisca)”), che fare se si e’ “altro”?
Ci si rapa comunque! Mica e’ tanto frocio andare in giro coi boccoloni biondi (magari la mamma del tuo maschio ti dara’ del “culatone”, ma giusto quella).
Quindi, dato che il look macho e’ stato (giustamente, ma qui le chiavi interpretative si rovoltano tra di loro peggio di un balletto di schiaccianoci) sempre elemento essenziale della cultura gaya, ben venga questa casuale normazione, non voluta ma certamente neppure “non-gradita”.
Fortuna che ogni tanto c’e’ chi rimescola le carte, e confondendo le acque rende chiaro e palese ancora una volta da che parte sta e cos’e’ la cultura frocia..
Stefano Casagrande, che io preferisco di gran lunga chiamare “La Cesarina”, un meraviglioso macho rapato DOC da tempi non sospetti, organizza da anni Miss Italia Alternative, anche se, a causa della “paura della concorrenza!….”, intimata dai “baronetti dell’italglietta salsomaggiorese” a ribattezzarsi Italian Miss Alternative.
Quindi mentre altre importanti realta’ del panorama gaylesbico italiano preferiscono ri-cimentarsi con la concorrenza (benriuscitissima, senza dubbio) alla “Donna sotto le stelle” di Canale5esca fama, il Cassero di Bologna, sede arcigay ben poco in “giacca&cravatta”, scheccheggia alla grande, ma col mitra in mano (tranquill*, spara “confetti” alla liquirizia).
Questa Miss Alternative e’, in ultima sostanza, un “gran ballo”, senza citare Copi, delle Drag Queens.
Niente di originale forse?
Al contrario. Ossigeno puro sparato nei nostri cervelli deviati che al gioco dell’essere componente tranquilla & rispettosa della societa’ dei Consumi non ci stanno perche’ amano altri giochi.
Meno formali e piu’ succulenti.
Okok, dicamola tutta chiara: lo sappiamo, sembra che oggigiorno essere stilista equivalga in totale sovrapposizione perfettista ad essere gay.
Pero’ poi che ci si fa di tutta questa alta moda? Di tutto questo amore per “la donna” idealizzata, santificata ed altarizzata come neppure Alighieri & Petrarca nella loro overdose ormonale etero seppero fare?
Ed ancora, con tutta sincerita’ chi li indossa questi meravigliosi abitini taglia 40, massimo 42, pur se con stoffe pregiate dai delicati riflessi che richiamano i giochi di luce dell’alternanza delle stagioni? Neppure la nostra sorellina etero. Porta la 44, e poi non avrebbe (o, somma ma drammatica banalita’) mai i dindini per comprarli.
Allora?
Allora ecco che la magica creativita’ frocia da strada non solo salva il salvabile ma soddisfa le nostre papille gustative.
Si perche’ l’Italian Miss Alternative “taglia e cuce” Miss Italia con una sfilata di stilisti iperallternativi che, “immettibile per immettibile” almeno si divertono giocando con l”l’inammettibile”.
Quindi la bellezza delle modelle (tutte rigorosamente “giovanotti”, anche se dal prossimo anno si apre pure alle donzelle, purche’ “alternative”) qui non sta nell’equilibrio delle forme e nel dosaggio armonioso dei tratti, che alla fine suona tanto da mediocrita’ generica da televisione generalista.
Qui si lavora decisamente sull’eccesso, sull’orrore, sulla sorpresa totale, sul dissacratorio. Un eccesso che a volte e’ anche vestirsi, come quest’anno, perche’ no, da tazza del cesso, con tanto di cappellino a catenella e spazzolone infilato nella giarrettiera.
E la creativita’ frocia, gaya e divertente, che spadroneggia irriverente.
A partiredai nomi delle modelle, a continuare il felice trend “fashion-sanitario”:
Da Belinda Valium, Vanity Polase, Fiona Prozac ed il gioellino Daphne Fluimucil fino alla novella Tangura Sinflex. Nomi che, guarda caso flirtano pericolosamente con la scena punk-metal, dai Prozac+ alla Val-Ium dei Pist On (a proposito di nomi), bassista genetica ma dal look piu’ Drag Queen delle nostre stesse miss.
Si ma poi chi c’era che ha visto (anche via satellite, tramite Satisfaction TV, gia’ ospitante Homorama, programma di dis-cultura gaylesbotrans/gender, con anche Helena Velena)?
Letteralmente, come e’ giusto che sia, di tutto. Dall’apertura con Miss Frana (di cui ben capiamo l’origine del nome), orgogliosa della sua “bruttezza maschia”, sportante una pelosita’ gambale in eccesso che, scusate la ripetizione, non puo’ essere definita null’altro che appunto orgogliosa, fino alla miss “Absolutely Gay”, in-scudata in plastica trasparente ed ancora orgoglio gay in termini economico-politici, quando la merce-ideologia viene deturnata su se stessa. E se una Miss Sissi si stampa nel nostro immaginario, veleggiando per la passerella con pelle dorata, alucce e pattini a rotelle, di un terremoto come Mercalla Ritcher o una Melona d’Orsay perdiamo le coordinate nome-immagine, per rimanere comunque affascinat* dalla rigidita’ cyborg postumana del look “storto” alla Marylin Manson (di lei, non MM citazione sulla bellezza come diversita’ e sperimentazione) con strutture pericolose ed acuminate di scrap metal appese ad un corpo sclerotizzatamente affascinante che traballa su se stesso incedendo drammaticamente sui suoni stirdenti di un remix postnucleare di Bjork. Ma a parte questo gioiello totale di sperimentazion e oltre, c’e’ n’e’ per ogni eccesso di cattivo gusto, dall’overdose di peperoncino “ovunque” ai vestiti svestenti con pioggia di paillettes sul pubblico, al duplicato fintotwin “veromagro” (e funziona pure!!!) di Miss Dolly & Miss Parton, la cui apoteosi della causalita’ sta nell’orgasmico stop&go della base musicale che non parte ma che produce l’effetto di un continuato coitus interruptus. Favolose, nella volonta’ del fato!
Per non parlare della vincitrice assoluta (Molluska? Cilli Setter? Zavorra Weight? ha importanza? Tanto chi vince vince soltanto di essere “fuori’” dalla prossima edizione, quindi…), travestita da Piazza San Pietro con tanto del Signor Wojtyla benedicente… Un perfetto gioiello dall’avantgusto dissacrante, perfettamente in tema coll’agonizzare drammatico dei tempi, ad individuare il vero nemico.
Ah, poi vorrete sapere della superospite, Amanda Lear. La piu’ celebre falsa transessuale della storia. Corpo oltre il perfetto, in superinvidiabilita’ totale, con gambe da capogiro pur se inguainate in un collant contenitivo….
Amata e idealizzata da tutti/e/u, frocie & trans. Quindi se Helena ne parla male e’ perche’ ‘ gelosa, vero? Ok, a parte la megatrovata promozionale sulla sua supposta transessualita’ in cui ancora oggi molte vorrebbero credere (ma perche’ non ci scegliamo i nostri modelli tra quelle “vere” & non genetiche, magari, e non tra quelle “vere finte donne”?) anche l’impegno politico raffazzonato di ripiego non funziona. L’ambiente e’ frocio, certo, ma il contesto e’ “militante”. E quindi la nostra abbozza un discorsino sulla necessita’ dell’uso dei preservativi (scontatissimamente “corretta”, non c’e’ che dire), salvo poi chiudere con un “io ne ho le tasche piene” che ha invece ben altra interpretazione (e non solo perche’ indossa un favoloso abitino trasparente di tulle & pizzo ovviamente senza tasche) e lascia trasparire una certa stizzita ritrosia verso “il dovere” a cui si e’ trovata a “dover” sottostare. E non e’ un caso che, in chiusura, in grandisoa bellezza, della manifestazione, con tutto il meraviglioso, variopinto ed oltraggioso serraglio frocio sul palco, a cantare “l’internazionale” col pugno alzato, la fascinosa Amanda si defili rapidamente. Finir su Novella 3000 tacciata di comunismo, proprio ora che il vento comincia trendescamente, negli ambientini “chic” a soffiare in ben altra direzione (non solo a Bologna) non e’ proprio il caso, vero?
Beh, la nostra bellissima patteggiante con Faust si e’ poi ravveduta il giorno dopo, inondando la segreteria telefonica del Cassero di belle parole di ammirazione. Ma sara’/servira’ davvero per una prossima volta?
Se qualcosa serve ed e’ servito e’ pero’ ben 4500 paganti a dare un contributo alle associazioni di lotta/informazione contro l’AIDS (e permetter di comprare ferro da stiro, aghi chiodi e sparapunti alla Maison De Cassero) , &, oltre a L’internazionale a commovente squarciagla nella Bologna in cui ora “guazza l’oca”, la presenza della prima e unica ufficiale “Miss Italia Alternative”, pre interdizione e ancora senza nome, una matrona vestita da Bandiera Rossa, con una splendida falce & martello di strass dorati, a sfilare nuovamente con la musica “adeguata”.
A gridare e sberleffare in faccia a tutte/i/u che essere froci/queer/transgender/genderfuck e’ tuttora, oltre che alternativo, ribelle e non conforme. E che, in barba e baffi alle false teorie sull’integrazione perbenista, e’ pure ancora davvero di “sinistra”, anarchici o comunisti (e/a/u) che si sia.
Helena Velena
frocia, anarchica & transgender
[articolo pubblicato sulla rivista Flesh Out, nel 1997]