Gentilissimo Sindaco, Caro Sergio,

I quindici anni di “carriera” rendono ormai The Italian Miss Alternative una piccola istituzione, una carovana sui tacchi nota in tutto lo stivale e che per lo stivale, più volte, è corsa ad appuntare il fiocco rosso della lotta all’aids. Le modelle della Maison du Cassero hanno  bisbigliato costanti il loro motto, come si conviene alle signore, e negli anni hanno tenuto vivo quel piglio concepito quindici anni fa nel corridoio di una casa in via San Felice. A quel civico, signor sindaco, viveva Stefano Casagrande, un omone dall’aria austera e col baffone tipico dei Quartieri Spagnoli. Un artista, un pensatore, un vero leader: per anni il Cassero è stato animato dal suo estro, per anni i palcoscenici di tutta Bologna hanno goduto della sua brillante comicità. Fu Stefano, quindi, a partorire The Italian Miss Alternative: chiunque per un giorno poteva essere una mannequine, a prescindere da peli baffi e barba, indossando tutto quello che si trovava nell’armadio. O più in generale nella camera, in cucina, nel bagno, in garage. L’importante era portare con sé un po’ di gente, mettere tutti la mano al portafoglio e raccogliere qualche soldo per rinvigorire lo scudo contro il diffondersi del virus dell’Hiv.  Miss Alternative, da allora, non ha mai interrotto la sua corsa e negli anni ha fatto sempre sentire il suo sostegno alle associazioni che a Bologna si occupano di lotta all’Aids. Purtroppo, però, non è bastata l’energia del nostro sgambettare in passerella a far sì che Stefano Casagrande, ancora oggi, corresse insieme a noi. Ma creda, sindaco, l’essere qui sui tacchi ancora, a quindici anni da quella “prima” in corridoio, a perpetrare la sua lotta, è il modo che tutti e tutte naturalmente abbiamo scelto per non dare per persa fino in fondo quella sfida.

Quest’anno però, con il suo aiuto, vorremmo fare qualcosa di più. “Ognuno ha la sua croce” è il titolo del defilée alle porte, e proprio una croce, in fondo, è quello che le chiediamo: la metta su una mappa, quella di Bologna, della nostra città. E la metta proprio vicino all’attuale sede del Cassero, dove i cantieri stanno ultimando la nuova Manifattura della Arti. Accanto a quella “x”, le chiediamo, di scrivere il nome di Stefano Casagrande, a ricordo di quanto ha fatto per la nostra comunità e per Bologna tutta, e affinché ogni giorno ciascuno abbia in mente una lotta – quella contro l’aids – che abbiamo tutti il dovere di vincere.

 

In attesa di un suo cortese riscontro, celata da un ventaglio, le porgo i saluti della Maison

 

Con osservanza

 

Nostra Signora Inès

 

 

ERA SOLO UN CAVOLO

Marzo 28, 2008

 

 

Gentile sig. Sergio Cofferati, 

in qualità di primo cittadino di questo rossastro agglomerato urbano, ci si aspettava da lei un gesto di benvenuto, un segnale di presenza, una stretta di mano o qualsiasi altra iniziativa volta a mostrar amicizia e senso di responsabilità politica. Si era tutti e tutte nello stesso palazzo l’altro giorno, mi stava venendo da dire sulla stessa barca. Tra funerali e conferenze stampa, immagino che i suoi impegni siano stati molti. Eppure credo che un po’ tutte le persone affacciatesi alla presentazione del Pride nazionale che si terrà a Bologna il 28 giugno 2008, si aspettavano un accenno da parte sua. E invece il silenzio. L’assenza. Non solo, ma nel tardo pomeriggio, dopo che tutte le agenzie avevano riassunto in più lanci i contenuti di questo importante evento, il suo staff ha tenuto a precisare che mai si era parlato o concordato l’utilizzo di piazza Maggiore per quella data. D’altronde un acuto osservatore del suo staff fa notare che è già in programma una proiezione cinematografica. 

La cosa che mi impressiona di più in questa sciocca vicenda è che da quella conferenza stampa gli organizzatori del Pride stavano dicendo che nonostante la disponibilità di piazza Maggiore avrebbero preferito piazza VIII agosto per motivi di miglior riuscita logistica della manifestazione. Che bisogno c’era di una precisazione tanto fuori luogo quanto di cattivo gusto!?

Siamo sicuri che questa città ha bisogno di un vigile che ci ricordi quale film è in programma in una piazza piuttosto che dare il benvenuto a 30.000 persone che rivendicano sacrosanti diritti civili?

Sicuramente abbiamo smesso di sognare tutti una Bologna governata da un sindaco di sinistra. Un sogno che pareva incarnarsi nella sua figura quando apparve all’orizzonte. 

Durante la campagna elettorale che ha avuto come risultato l’assegnazione della poltrona di sindaco alla sua persona, ricordo con assoluta chiarezza il grado di apertura mostrato alla comunità gay: parlò di programmi scritti insieme, di richieste e proposte ragionevoli che sarebbero state ovviamente soddisfatte e parlò infine anche del valore che questa comunità aggiunge a questa città.

L’anno seguente mi presentai da lei a chiedere proprio piazza Maggiore per svolgervi una ormai celebre manifestazione di beneficenza, The Italian Miss Alternative; mi fu risposto “siete inopportuni per l’elettorato cattolico”, che diventò sulla stampa, in tutta fretta, un più mite e caricaturale “c’era già in programma la proiezione cinematografica”. 

Ricordo con nostalgia quella polemica, che addirittura arrivò a far circolare la voce che una delle modelle avrebbe inscenato una decapitazione del sindaco. La cosa suscitò una morbosa curiosità da parte della stampa (e qui proverei a chiedermi anche perché), e invece la modella non fece cadere la sua testa, ma un semplice cavolo. Col senno e le conferme di poi non posso che elogiare la lungimiranza di quella modella. 

Se prova a darsi uno sguardo intorno e verificare a quali principi e a quali manuali di bon ton  si ispirano i suoi più cosmopoliti colleghi (sindaco di Parigi, sindaco di New York, sindaco di Berlino, etc) sicuramente proverà l’irrefrenabile istinto di lasciare dietro di sé un ricordo collettivo più gaio. La nostra passerella ha fatto miracoli, e sarebbe per lei un’ottima occasione di riscatto. Se crede di non farcela da solo, ci dica che numero di scarpe calza e al resto penseremo noi. 

 

Con rispetto e legalità,

 

Agònia