Nostra Signora Inès (circus)
Maggio 20, 2008
di Vincenzo Branà
Qualcuna in passerella sembra esserci nata. E manco ci si fa caso, nel vederla sfilare, a quei peli lunghi e duri su cosce e avambracci che, a dispetto delle bionde chiome, non mentono sulla virilità anagrafica. Per altre invece ogni anno è l’ennesimo tentativo: progettano palazzi di cartapesta e fuochi d’artificio, su un baldacchino che regolarmente frana al secondo gradino dell’entré. Ma in ogni caso, caschi il mondo o la sottogonna, ogni anno, a the Italian Miss Alternative, quando si accendono i riflettori scatta l’incantesimo.
Si va oltre l’identità, e sul tema si azzarda la giocoleria: un transessuale m/f sposa un uomo gay , di molti chili e centimetri inferiore alla consorte, si potrebbe dire la metà. E il suddetto marito, il piccoletto, qualche anno prima sfilava in abitino minigonna e paralume in testa, a braccetto con amico gay alto e filiforme – molto più alto, si potrebbe dire il doppio – a rappresentare la coppia di abat-jour della camera da letto. Insomma non inseguiamo il filo per non perderci nella matassa. Perché qui il problema non è essere gay, lesbiche, transessuali, alti, bassi, filiformi o monumentali. Il problema – l’Aids – resta lo stesso per tutti. E per una sera, chiunque tu sia, vale pure una sfilata. Da vedere, in un cortile, di buon grado. O da tentare, smettendo i panni dell’impiegato, dello studente, del cameriere o del facchino, per calzare tacco 15 e mostrare alla tribuna i frutti del magico connubio tra un uomo e una Singer .
Ogni sedia con un bolognese che batte le mani sono 15 euro, che moltiplicati per il numero delle sedie sono qualche migliaio. Ci togli le spese, e voilà un gruzzoletto neanche troppo ricco da spartire tra alcune delle rare realtà che a Bologna hanno a cuore la lotta all’Aids. Lila, Mit, Ida e Progetto Salute Cassero: quattro corpi con un solo polmone, a tener stretta una sopravvivenza che a tratti è agonia. A Bologna, contrariamente a quanto avviene in tutte le altre città della regione, sono in aumento i nuovi casi di Aids. Il contagio, in altre parole, sta riprendendo quota. Tirando le somme – in maniera approssimativa perché è pressoché impossibile fotografe il fenomeno Aids con precisione – il numero di sieropositivi in Emilia Romagna oscillerebbe tra 6.000 e 9.000. Un intero Comune della pianura, per intenderci. Oppure la popolazione sommata di tre cittadine del nostro appennino.
E chissà che credevamo di esserci messi alle spalle assieme agli anni Ottanta, chissà dopo lo spauracchio quanto si è dormito convinti che le tempeste del passato non potessero mai più irrompere all’orizzonte. E invece l’Aids è sempre stato in agguato. Nelle coppie eterosessuali quanto in quelle gay, nei battuage come negli uffici..
Oggi il sesso è un’esperienza precoce, una tappa da bruciare. E a volte un malcostume. Perché lo si pratica da inconsapevoli, ricchi solo di un telefonino che ha convogliato sotto lo sguardo l’illecito e il trasgressivo, shakerati assieme e senza didascalia. Lì si insidia il pericolo, e la colpa di chi sul tema continua a dormire o a far dormire. Le modelle della Maison – qui ne vedete una decina ritratte dall’obbiettivo di Claudia Marini – la sveglia la fan suonare una volta l’anno. Si fa spettacolo, senza alcuna velleità. E si cerca di tirare il fiato, perché in quattro, quando si respira poco e tutti da un polmone, a volte sembra quasi di soffocare.

